Social e Community Management

Il Social Media Marketing sembra spesso il limbo dei confusi e dei “riciclati”, ovvero di persone che, non riuscendo a trovare una collocazione precisa sul mercato del lavoro, si auto-definiscono Social Media Manager o Community Manager, magari perché hanno amministrato o amministrano qualche pagina fan su Facebook e/o qualche account su Twitter ed Instagram.

In realtà, i Social Media Manager che possono definirsi tali senza timore di smentita e potendo assicurare elevati livelli di professionalità e risultati, sono pochi e possiedono tutti una serie di competenze trasversali che rendono il loro lavoro prezioso e ben remunerato.

I Social sono “paid media”, come tv e giornali

Secondo l’ultimo rapporto diffuso da Linkedin, circa il 50% degli utenti sceglie se acquistare un prodotto e/o servizio dopo aver fatto un piccolo tour sui social network ad esso connessi. In altri termini, i canali social fanno pubblicità perenne (negativa o positiva) alle aziende ed hanno community che vivono di vita propria e possono influenzare in maniera considerevole e crescente le vendite.

Sebbene oramai da anni, anche sui social network, la visibilità si paghi (e costi sempre più) proprio come su tv, giornali cartacei e radio, soprattutto in Italia, è ancora abbastanza radicata la percezione che su realtà come Facebook, Linkedin, Instagram ecc. si possano trovare numerosi clienti a costo zero. Che una vanity metrics come il numero di fan e follower sia fondamentale per misurare il successo delle strategie social, dove magari un’immagine virale reperita online e (ri)diffusa sulla propria fanpage viene vista un colpo da maestro.

In verità in parte è ancora possibile, soprattutto per certi progetti e certi target di pubblico, generare engagement e finanche qualche acquisizione e conversione pagando esclusivamente la consulenza del professionista e senza investire denaro per acquistare traffico a pagamento. Ma questa pratica non rappresenta certo la regole ed anzi, oggi, per fare (veri) affari online anche grazie ai social network occorre considerare sia il budget per il consulente che quello da destinare a parte per le campagne adv.

Il vero Social Media Marketing

E a proposito di campagne, non esiste vero SMM che non sappia concepire, creare, ottimizzare e gestire campagne adv su almeno una piattaforma social, conoscendo quindi le regole di base del copy e della comunicazione persuasiva, sapendo strutturare calendari redazionali per la condivisione dei contenuti ed individuando il social più adatto al cliente servito. Un buon Social Media Manager dovrà anche conoscere almeno le basi del Crisis Management e tutti i principi fondamentali del Content Marketing, avendo anche senso estetico ed un minimo di dimestichezza con i principali programmi di grafica, i tool per il posting, l’analisi ed il reporting delle attività svolte.

Una strategia, oltre il nurturing

Occorre dunque diffidare da consulenti ed agenzie che si limitato a proporre attività di posting e nurturing e che vendono l’incremento di like (magari acquistati a basso costo in Pakistan e India) come servizio di Social Media Marketing. In realtà, ogni strategia sui social, anche se inizialmente incentrata su attività di branding e quindi non di lead generation ed incremento diretto di clienti e vendite, deve essere finalizzata alla trasformazione di fan e follower in nuovi clienti e quindi in un incremento del fatturato.

Per quanto fin qui scritto, quindi, ai nostri clienti consigliamo sempre di considerare un budget annuale a parte per il traffico a pagamento, al fine di rendere realmente efficaci (e sensati) i progetti di Social Media Marketing lanciati. Perché essere presenti sui social network è fondamentale, ma essere presenti nel modo sbagliato può essere disastroso nella peggiore delle ipotesi e del tutto inutile nella migliore.

 

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